Fecondazione Assistita

MATERNITA’ DOPO IL TUMORE: SI PUO’

La diagnosi di tumore getta chiunque in uno stato di angoscia, di paura per il futuro, di ansia per le cure da affrontare. Per una giovane donna tutte queste sensazioni sono amplificate dalla prospettiva che proprio le cure, e in particolare la chemioterapia, possano compromettere la fertilità, danneggiando il tessuto ovarico e causando menopausa precoce. Per fare un esempio, ogni anno, sono circa 2700 le italiane sotto i 40 anni colpite da un tumore al seno. Costituiscono il 6 per cento circa di tutti i casi/anno – per fortuna una frequenza bassa – e molte di loro guariscono. Ma per queste donne il rischio di non potere poi avere figli è effettivamente elevato, ancor più se si considera che l’età media della ricerca di gravidanza in Italia si sposta sempre più in avanti, quando la fertilità femminile declina naturalmente per il semplice passare degli anni.

Di queste tematiche si è occupato anche il Congresso Nazionale della Società Italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione (SIFES) lo scorso maggio a Riccione, in particolare con l’intervento della dottoressa Federica Moffa su “Pazienti oncologiche e trattamenti di PMA: un approccio multidisciplinare e individualizzato è la chiave per minimizzare i rischi e garantire elevate percentuali di gravidanza”, uno spunto utile per rilanciare l’importanza di questa tematica per tutte le donne che non sono ancora diventate mamme e sono colpite da un’ esperienza così traumatica.

Vediamo allora come è la situazione in Italia e partiamo dalle buona notizie, esiste infatti UN CIRCOLO VIRTUOSO RINFORZATO DAL PROGETTO DI MATERNITA’:
se la scienza ha fatto tanto per la sopravvivenza (per tornare al carcinoma della mammella, in Italia la percentuale di sopravvivenza è anche più alta rispetto alla media europea, oltre l’85 per cento rispetto all’82 per cento in Europa) sono stati fatti grossi passi avanti anche per la preservazione della fertilità in queste pazienti, per non compromettere, anzi per tutelare, il desiderio di maternità delle donne.

La grande efficacia delle attuali terapie rafforza la voglia di combattere contro una malattia così aggressiva, mantenendo anche un buona qualità della vita, ma vale anche il contrario: se la donna ha la forza di guardare avanti, le terapie risultano ancora più efficaci. Questo aspetto costituisce il motivo principale sul quale si basa la conservazione della fertilità. Il cancro rimane una malattia gravissima e in una certa percentuale di casi non guaribile, ma il fatto di poter mantenere un progetto a lungo termine come la costruzione di una famiglia aiuta e rinsalda le forze psicologiche e psicofisiche della persona colpita dalla patologia. Perciò gli esperti ritengono – da più di un decennio a questa parte – che valga sempre la pena di rinforzare la progettualità relativa a una maternità futura.

L’ ALLEANZA TRA CENTRI ONCOLOGICI E CENTRI DI PMA (PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA)

È bene sottolineare che il livello di impegno richiesto alla donna per attuare il programma di preservazione della fertilità è elevato e solo a prima vista appare distogliere la paziente dall’urgenza di cure antitumorali immediate (“prima curati e poi per un figlio…si vedrà…”). Invece, proprio per non perdere tempo, i protocolli di stimolazione ovarica in caso di preservazione ovocitaria prima di chemioterapia sono stati opportunamente modificati, così da garantirne l’efficacia in tempi brevissimi, tali da non procrastinare che di pochi giorni l’inizio delle terapie antitumorali del caso. Come già sottolineato, il progetto, seppur lontano, di maternità porta la donna a rivedersi nel futuro e ad essere molto più positiva nel combattere la malattia nel quotidiano. Da un paio d’anni, mediante una deroga specifica rispetto al dettato originale della legge 40,è stata finalmente raggiunta la possibilità di avere i farmaci – molto costosi – per la stimolazione ovarica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale anche per le pazienti oncologiche e non soltanto per le coppie sterili che necessitano di cicli di PMA.

E’ stata quindi costruita anche in Italia, sul modello di altri paesi europei come la Germania, una rete collaborativa di Centri in grado di mettere in contatto i reparti di oncologia con i reparti di ginecologia specializzati in PMA. La preservazione della fertilità nella paziente oncologica, passa necessariamente dalle tecniche messe a punto per la PMA: la soluzione più standardizzata consiste infatti nella stimolazione ovarica con recupero degli ovociti della donna e crioconservazione in azoto liquido di questi per tutto il tempo necessario (anche 10 – 15 anni). In realtà la procedura è analoga a quella di preservazione della fertilità maschile mediante raccolta, stoccaggio e conservazione in azoto liquido di campioni seminali del paziente prima dell’inizio delle terapie oncologiche, procedura frequentemente messa in opera già da svariati decenni. La conservazione degli ovociti è solo il primo passo verso il progetto maternità. Le possibilità di successo, in un tempo successivo alla guarigione, sono molto buone, ma condizionate innanzitutto dall’età della donna: declinano con il procedere dell’età, in particolare dopo i 35 anni, fino a scomparire quasi del tutto dopo i 42 anni.

Ci sono altre possibilità di preservazione della fertilità, che però sono ancora, se non sperimentali, poco utilizzate: in particolare il prelievo di piccole fettine di tessuto ovarico conservate poi in azoto liquido (quindi criopreservate) che possono poi essere reimpiantate e rese nuovamente funzionali a guarigione avvenuta. Questa procedura viene effettuata però solo in alcuni centri italiani. I riferimenti dei centri specializzati possono essere recuperati nei siti di associazioni che si occupano di preservazione della fertilità, come pro – FERT o l’associazione CECOS Italia, che ne segnalano anche la mappatura regionale aggiornata.

UN’ARMA IN PIU’: METTERE A RIPOSO ASSOLUTO LA FUNZIONE OVARICA
A disposizione delle pazienti oncologiche, c’è anche un’altra arma, di nuovo frutto dell’eccellenza italiana nella ricerca: un farmaco a base di ormoni sintetici (somministrato prima e durante la chemioterapia, per iniezione intramuscolare) che mette a riposo le ovaie durante le cure, così che gli ovociti rimangano protetti pur restando nella loro sede naturale. Si tratta di una terapia messa a punto al San Martino di Genova dal gruppo della dottoressa Lucia Del Mastro, che può anche affiancarsi al prelievo degli ovociti, a meno che questo ultimo non sia possibile (perché non è possibile ritardare le cure attendendo gli effetti del ciclo di stimolazione ormonale, perché la donna ha paura di sottoporsi a stimolazione e prelievo o non è motivata a farlo). Il vantaggio di usare entrambe le possibilità terapeutiche sta nell’aumento della probabilità di avere un figlio, oltre alla possibilità di preservare anche la funzionalità delle ovaie e quindi evitare la menopausa precoce, con tutte le sue conseguenze (osteoporosi, malattia cardiache, scompensi metabolici, vampate…) Il farmaco per la prevenzione della perdita di fertilità, è ormai diffuso in tutti i centri di senologia italiani e quindi per le donne colpite da tumore mammario viene rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale, come accade per il farmaco utilizzato per la stimolazione ormonale.

E SE LA FERTILITA’ NON E’ STATA PRESERVATA?
E se la donna ha curato efficacemente una patologia oncologica in passato, ma non ha avuto modo di accedere alle tecniche di preservazione della fertilità? Non deve perdere la speranza di diventare madre, perché c’è comunque una possibilità: il ricorso alla donazione di ovociti (quindi alla fecondazione eterologa), la procedura di fatto più efficace per ottenere una gravidanza. L’Italia è ancora un paese con tante difficoltà rispetto all’attuazione di questo percorso, nonostante in molte regioni sia stato inserito nei LEA (livelli essenziali di assistenza): al momento, è possibile venire incontro alle pazienti solo attraverso la collaborazione di centri italiani e centri esteri dove la legislazione è più efficace nel favorire l’ovodonazione, centri selezionati comunque per la loro eccellenza dagli specialisti di fecondazione assistita di casa nostra, coloro che più possono rappresentare una guida sicura nel consigliare ed assistere la paziente quando intraprende un cammino tutt’altro che semplice.

 

Maria Teresa Truncellito                                           Alessandra Vucetich
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