Fecondazione Assistita

DO I NUMERI PERCHE’ CERCO TE

storie vere di fecondazione assistita, infertilità, maternità e amore

Nicole VIVIAN  –  Anna MARZOLI

prefazione Alessandra VUCETICH


Il mondo della fecondazione assistita è un mondo freddo, il suo colore è il blu. Il blu è il colore della profondità, richiama l’infinito dell’universo, la vastità dei suoi spazi ed il continuo fluire del tempo. Fa pensare quindi, anche, alla precisione delle regole matematiche, così utili per dare ordine agli eventi naturali, le cose che succedono tutti i giorni ad ognuno di noi.

Tra le cose che possono succedere ad ognuno di noi vi sono anche molti accadimenti negativi, che feriscono il nostro corpo e addolorano tutto il nostro essere: sono le malattie. Tra queste ve ne sono di molto conosciute, note a tutti, come il diabete, l’ipertensione, il cancro. Ve ne sono di poco conosciute, per esempio le malattie rare o le malattie genetiche. Ve ne sono poi di misconosciute,  una di queste è proprio la difficoltà a procreare, una condizione di sofferenza dai più non ancora ritenuta “degna” del termine tecnico di patologia, cioè non considerata ancora come una malattia.

storie vere di fecondazione assistita, infertilità, maternità e amore

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Invece nel settembre del 1994 sotto l’egida delle Nazioni Unite la International Conference on Population and Developement (I.C.P.D.) tenuta al Cairo, Egitto al punto 4 del suo programma di lavori ha definito il diritto delle persone a ricevere cure mediche in caso di infertilità, cioè in caso di difficoltà o impossibilità a procreare. Questa condizione, infatti è a tutti gli effetti, entro i limiti della fisiologia della persona, maschio o femmina che sia, fonte di sofferenza profonda per la persona stessa e va quindi classificata come malattia.

Dato lo sviluppo tumultuoso delle tecnologie mediche, queste si sono applicate ad un campo così particolare della medicina già negli anni 70, quando è nata la prima bambina da fecondazione extracorporea. I medici e gli esperti di laboratorio, hanno provato e riprovato in quegli anni a recuperare il prezioso ovocita da una donna senza speranza di diventare mamma, l’hanno custodito in una provetta con un campione di spermatozoi del marito, l’hanno mantenuto a temperatura controllata in incubatore per un preciso numero di ore e (meraviglia!) il giorno dopo con l’aiuto del microscopio hanno potuto osservare la fusione delle due cellule, quella maschile e quella femminile, in una nuova cellula: hanno chiamato questa cellula zigote, un embrione in prima giornata. Hanno poi trasferito delicatamente questo embrione direttamente nell’utero della donna.  Dopo molti infruttuosi tentativi, con la nascita nel 1978 di Louise Brown, questo il nome della neonata, è nata anche  una nuova branca della medicina: la fecondazione assistita, anzi la fecondazione in vitro, o FIVET.

Per il mondo dei medici e dei biologi di laboratorio si tratta di un campo che regala grandi emozioni e può regalare grandi soddisfazioni. Per il mondo dei pazienti e della società tutta, in particolare nel nostro paese, in Italia,  si tratta di un mondo poco conosciuto e poco creduto, che porta con se’ forti inquietudini e preoccupazioni. In realtà tutta la medicina contemporanea deve fare i conti con un eccesso di tecnicismo e con un imperativa, assoluta necessità di recupero della relazione diretta tra il malato ed il suo dottore, colui cioè a cui è affidata la guarigione.

La medicina contemporanea si sofferma invece tenacemente sulla fase diagnostica. Forse si potrebbe dire che soffre di un eccesso di diagnostica: le macchine, i reagenti, gli strumenti per fare le diagnosi sono messe a disposizione dal mondo tecnologico in maniera continua, subentrante. Anche le terapie, sia farmacologiche che strumentali o chirurgiche, continuano a migliorare e a rinnovarsi sotto l’influsso delle nuove scoperte, mentre i protagonisti della scena, cioè il malato ed il medico tendono a perdersi un po’ troppo spesso dietro a questo o quel particolare tecnico ed a perdere di vista l’obiettivo ultimo, la risoluzione della sofferenza, la “guarigione”, appunto.

Per le coppie che si avvicinano alla fecondazione in vitro perché desiderano ardentemente un figlio che non arriva, il rischio di perdersi nei vari passaggi di un percorso di grande impegno fisico ed emotivo è particolarmente rilevante. Ci sono i vari passaggi delle indagini da fare “prima”, per prepararsi al programma di fecondazione vero e proprio, esami del sangue, ecografie, referti medici…Ci sono le prescrizioni dei farmaci da fare sottocute ogni giorno, ci sono i controlli cui sottoporsi ogni 48 ore con quel rutilare di numeri che i medici registrano, che non sono altro che le misure dell’ovaio che sta reagendo alle cure e da cui dipenderà l’esito del programma. Ci sono poi altri numeri: il numero degli ovociti recuperati, il numero degli spermatozoi contati, il numero degli embrioni ottenuti, e poi il numero di quelli buoni e quelli no, il numero di quelli trasferiti e quelli no, il numero di quelli crioconservati e quelli no, e poi il numero finale: quello del risultato del test di gravidanza che finalmente viene eseguito dopo il giusto tempo di attesa.

Questo numero, e tutto il mondo di emozioni ed aspettative che gli ruota intorno, non è più di colore blu, non è più un numero freddo. Questo è un numero bollente, esplosivo che può contenere in sé tutto un universo. Questo numero può essere zero, ed allora tutto è stato inutile, perso, non è servito a nulla. Forse non si è capito dove stava la malattia (così pensano le donne), forse è stato sbagliato qualche comportamento, forse è stata solo sfortuna, in ogni caso il destino non è stato benigno, l’orizzonte si chiude, tutto diventa nero.

Oppure questo numero è positivo: 50 oppure 100 oppure magari 500…Cifre tutte coloratissime, un’esplosione di colori attraverso i quali si materializza la felicità: è in arrivo un figlio!

Questo mondo di numeri che si inseriscono nelle aspettative e nelle preoccupazioni delle donne che affrontano la fecondazione assistita è perfettamente rappresentato in questo testo costituito da una raccolta di testimonianze vere, la nuova fatica di Nicole Vian. E’ un privilegio aprire questo lavoro scrivendone la presentazione, per due particolari motivi. Il primo: si tratta di una raccolta di esperienze eseguita con grande puntiglio ed onestà intellettuale, aiuta quindi chi, come me, tutti i giorni si trova “dall’altra parte della scrivania” a tenere a mente, se mai ce ne potessimo scordare, che al di là dei nostri numeri e del nostro impegno tecnico ci si interfaccia con l’universo sconosciuto delle aspettative di quella paziente, o di quella coppia. Aiuta quindi noi medici a non chiuderci troppo in difesa nel campo rassicurante delle terminologie tecniche per farci comprendere al meglio da coloro che vogliamo aiutare.

Il secondo motivo è invece di ordine più generale, perché questo lavoro di Nicole Vian tratta in maniera chiara e determinata di un argomento fortemente sensibile e di assoluta attualità, di cui in Italia non si parla volentieri. Se ne parla soltanto tra addetti ai lavori, ossia medici e biologi del settore, e pazienti. Il livello di empatia per queste problematiche è molto basso nell’intero corpo sociale italiano ed il livello di condivisione delle sofferenze delle coppie che non riescono a concepire un figlio è davvero ridotto. Anche il mondo dei medici in generale ha una sensibilità molto ridotta per questo particolare ambito della medicina, e così anche il mondo politico. Tutto questo fino al momento in cui al cittadino non capita di imbattersi personalmente o attraverso una persona cara nella necessità di programmare un percorso di fecondazione in vitro, allora tutto cambia e ci si trova catapultati repentinamente nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, ma i canali comunicativi tra i due mondi sono ancora poco attivati.

E’ sicuramente ora che invece anche nel nostro paese il livello di conoscenza di queste terapie per la sterilità di coppia si porti a livelli più elevati e più condivisi a livello generale: negli ambulatori dei medici generali, nelle scuole soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di prevenzione della sterilità di coppia, nelle famiglie stesse. Per questo preciso motivo è benvenuta la  nuova fatica di Nicole Vian, capace di scoperchiare il mondo delle emozioni delle donne che sono state, nel bene e nel male, protagoniste di un percorso di fecondazione in vitro. Queste donne ed i loro compagni hanno dovuto per forza confrontarsi con l’algida ritualità dei numeri per arrivare finalmente (e purtroppo non sempre) a scoprire al di là di questa intransigente ritualità il successo della cura, la guarigione dalla sterilità: la maternità, finalmente…

Dr.ssa Alessandra Vucetich
Esman Medical Consulting
www.alessandravucetich.it


 

 

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