Fecondazione Assistita

AVERE UN FIGLIO DOPO LA CHEMIO – PRESERVARE LA FERTILITA’

Questo breve articolo dal Corsera, accende l’attenzione su un aspetto molto poco considerato in Italia: la preservazione della fertilità.

Qui si parla in particolare della possibilità, attualmente ben standardizzata, di conservare i propri ovociti oppure una piccola parte di ovaio prima delle chemioterapie anticancro. Ma davvero il problema è che le donne non vengono avvisate di questa possibilità e se ne dolgono troppo tardi, quando il danno è irreversibile. A quel punto non rimane che la donazione di ovociti, ancora fortemente avversata da molti cittadini.

EPPURE L’UNICO MODO PER RIDURRE LA FREQUENZA DELLE DONAZIONI DI OVOCITI E’ AVVISARE TUTTE LE DONNE, NON SOLO QUINDI QUELLE CHE DEVONO AFFRONTARE DELLE CURE CHE LE RENDERANNO STERILI, CHE OGGI E’ POSSIBILE PRESERVARE LA PROPRIA FERTILITA’

figlio dopo la chemio foto Corsera 27ora

Diventare mamme dopo esser guarite da un tumore. Diritto ancora negato in Italia. La minoranza delle donne che affrontano la chemioterapia dopo la diagnosi vengono informate della possibilità di chiudere in cassaforte la fertilità per poter un domani cercare di avere un bebè. «C’è ancora parecchio da fare. Troppo spesso la paziente non viene messa al corrente sull’esistenza di trattamenti di protezione», spiega Lucia Dal Mastro, oncologa dell’ospedale San Martino di Genova e consigliera del direttivo Aiom (associazione italiana oncologi). Altrove il livello di consapevolezza è più alto: 3 donne su 10 in Gran Bretagna e 7 su 10 in Germania sanno che la prospettiva della maternità resta aperta anche con la malattia.

Due le strade per conservare la fertilità. Ci sono farmaci che proteggono l’ovaio e evitano il rischio della menopausa precoce e dunque rendono irrealizzabile la gravidanza dopo una cura antitumorale. Un’iniezione ogni 4 mesi. Il problema è che il medicinale, in commercio da anni, ha l’indicazione di «preservazione della funzione ovarica», solo in caso di carcinoma mammario e solo per queste pazienti è gratuito. Per renderlo accessibile a tutte le malate di tumore dovrebbero essere cambiate le regole dalla prescrivibilità. Lo chiedono Aiom e Favo (federazione italiana associazioni volontariato in oncologia).

La seconda via è il congelamento degli ovociti prima della chemioterapia. I gameti femminili vengono prelevati e messi sottozero per essere utilizzati a guarigione avvenuta con tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma). Il problema di fondo è che in Italia, e parliamo di sistema pubblico visto che il cancro si cura in ospedale, manca la collaborazione tra centri di oncologia e centri di Pma. Tra i poli di riferimento organizzati per offrire alle pazienti un percorso scorrevole, oltre al San Martino, Sant’Orsola di Bologna, l’Humanitas a Milano, Sant’Anna di Torino e ospedale Moscati di Avellino. «Oncologi e ginecologi molto spesso non lavorano in squadra – dice Paola Anserini, responsabile del servizio per le cure antinfertilità dell’ospedale genovese – Le donne che hanno già figli una volta informate decidono di avviare subito la chemioterapia e dunque di non proteggersi dai suoi effetti. Fra chi accetta di salvare la fertilità, 8 su 10 scelgono i farmaci, le altre il congelamento degli ovociti la cui percentuale di successo, quando poi si tenta la gravidanza, è del 20 per cento».

C’è poi una terza strada, meno battuta e in fase di rodaggio, il congelamento di una parte dell’ovaio con un intervento chirurgico. Poi l’ovaio viene ritrapiantato. Al mondo un solo bambino nato. Per la ginecologa Anserini l’obiettivo deve essere «la creazione di una rete di centri per l’oncoinfertilità. Pochi e selezionati in modo da garantire risultati migliori. Ci può essere collaborazione anche tra pubblico e privato purché il percorso sia condiviso e la donna venga seguita. Bisogna sapere che oggi il cancro non è la negazione della maternità».

figlio dopo la chemio Corsera 27ora

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