Fecondazione Assistita

TI REGALO I MIEI OVULI

chi sono le donne europee che decidono di donare gli ovuli ai centri di fecondazione assistita ? Ecco paese per paese i loro profili e le tutele che ricevono. Impariamo a conoscere le donne che regalano speranza a tante future mamme

di Tiziana Moriconi    link  d.repubblica.it  06.05.2014

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Ha meno di 30 anni, un’istruzione di alto livello, convive con il partner e ha già un bambino. È questo l’identikit della donna europea che decide di donare gli ovuli ai centri di fecondazione assistita. Il motivo principale per cui lo fa? Aiutare le altre donne che non possono avere figli. Questo “profilo medio” emerge dai dati raccolti tra il 2011 e il 2012 in 63 centri di procreazione assistita di 11 paesi europei: Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Finlandia, Repubblica Ceca, Grecia, Polonia, Ucraina e Russia.

Ma le medie, come è noto, raccontano solo una parte della storia, e le caratteristiche e le motivazioni, nella realtà, variano moltissimo da paese a paese, influenzate dalla cultura e da ciò che impongono o permettono le leggi. In Spagna, per esempio, chi sceglie di donare ha intorno ai 25 anni e nel 60% dei casi è single; il 24%, studia ancora, mentre solo il 28% ha un lavoro a tempo pieno. In Belgio la proporzione appare invece rovesciata: qui oltre il 75% delle donatrici ha un impiego full time e le studentesse sono appena l’1,5%. E poi ci sono le francesi, che in media hanno 31 anni e nell’80% dei casi vivono in coppia. Ma procediamo con ordine.

Lo scorso 9 aprile, la Consulta ha stabilito che il divieto di fecondazione eterologa, cioè la possibilità per le coppie infertili di ricorrere agli spermatozoi o agli ovuli di una terza persona, è incostituzionale (leggi: La legge 40 è un brutto ricordo). In meno di un mese c’è stato boom di richieste: oltre 3.400 secondo i centri Cecos Italia e molte cliniche si stanno già organizzando.

In realtà è ancora troppo presto per dire cosa succederà esattamente. “Di sicuro non siamo entrati nel Far West”, dice Marilisa D’Amico, Docente di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano e uno degli avvocati che si sono battuti per l’abolizione del divieto assoluto di eterologa: “Le regole per la donazione di gameti sono già presenti nella legge 40. Per esempio è già vietata la loro commercializzazione e l’articolo 9 stabilisce che il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto, né essere titolare di obblighi. Inoltre, mutuando quanto già stabilito per l’adozione, è garantito l’anonimato del donatore. Ma prima di poter cominciare di nuovo a fornire questo servizio, i centri devono attendere la pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale per capire se saranno necessarie delle linee guida o norme secondarie di organizzazione e sui controlli di qualità delle banche dei gameti”.

“Una cosa è sicura”, spiega Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità  (Sifes): “Qui in Italia la donazione non può prevedere alcuna forma di rimborso economico o compenso”. Ma guardando al profilo delle donatrici europee, sembra proprio che le mire di guadagno non siano comunque tra le prime motivazioni. Quell’analisi dei dati di oltre 1.100 donne europee  –   condotta dal Bioethics Institute Ghent (BIG) e pubblicata su Human Reproduction  –  mostra infatti che ben il 48% lo ha fatto unicamente per altruismo. Si aggiungano poi le donne in cura per la fecondazione assistita e che, sempre per altruismo, hanno deciso di donare gli ovuli prodotti in più e non utilizzati (egg-sharing): un altro 6%. Il 34% sostiene di averlo fatto sia per altruismo che per soldi, mentre solo il 12% dice di essere stata mossa unicamente da un ritorno economico (sebbene si tratti comunque di cifre di solito inferiori ai mille euro, per una procedura invasiva e che, se si ha un’occupazione, richiede permessi di lavoro).

Scendendo nel dettaglio, le più altruiste in assoluto sembrano essere le francesi (100% delle intervistate), seguite dalle finlandesi (88,7%) e dalle belghe (86%). In Francia e in Belgio, inoltre, si registrano le più alte percentuali di donazioni per persone vicine, cioè parenti o amiche (76,7% e 73,8% rispettivamente). Le ragioni economiche sono invece più forti in Russia (52,3%) e in Grecia (39,5%). L’egg-sharing, infine, è molto frequente solo nel Regno Unito e in Polonia (78,4% e 65,4%).

Difficile immaginare quale potrebbe essere oggi il profilo della donatrice italiana. “Le esperienze di noi medici risalgono a prima del 2004, quando la fecondazione eterologa era ancora permessa”, racconta Alessandra Vucetich, dell’European Fertility Center di Milano: “Dieci anni fa erano soprattutto le cugine, le sorelle e, in alcuni casi, le amiche delle pazienti che offrivano i propri ovociti. Oppure veniva chiesto alle donne in cura per la pma di regalare due o tre dei loro gameti sovrannumerari. Le donazioni spontanee erano invece molto rare. La solidarietà era quindi circoscritta alla famiglia. In Spagna, al contrario, le giovani donne già allora si proponevano con l’idea che un giorno sarebbe potuto servire anche a loro. Ricordo, in occasione di un incontro medico a Barcellona nel 2000, pubblicità simili a quelle cui oggi siamo abituati in Italia per le campagne di donazione del sangue o del midollo osseo. Ed è forse così che andrebbe intesa la donazione di gameti. Mi rendo conto che questo presuppone un senso di unità sociale molto forte”.

“Immaginiamo una possibile donatrice animata da spirito altruistico verso una coppia che senza il suo aiuto non riuscirebbe a procreare: cosciente del fatto che non è in procinto di concepire un figlio per se stessa ma di donare la possibilità di un figlio a una madre”, dice Rossella Bartolucci ex paziente e membro dell’Associazione SOS infertilità. “Anche a me era stato chiesto, prima del 2004, di donare i miei ovociti ed ero stata molto felice di accettare”.

“Molte delle donne che devono ricorrere alla fecondazione eterologa sono ex pazienti che hanno avuto un tumore e a cui la terapia ha compromesso la riserva ovarica”, spiega Fedro Peccatori, Direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: “Si tratta sempre di un percorso difficile e lungo, fatto di paure per il ritorno della malattia, che passa per l’attenta valutazione dell’oncologo e spesso per numerosi tentativi falliti di procreazione assistita autologa. Per questo è molto importante per queste donne avere la possibilità di accedere ai gameti donati anche qui in Italia e non dover andare necessariamente all’estero, come se fosse una cosa fatta di contrabbando. Personalmente, sono convinto che tra quel bambino che nasce da un’ovodonazione e la madre che lo porta in utero per nove mesi si stabilisca uno scambio profondo fin dal primo giorno, che fa superare la questione della provenienza genetica”.

Ecco secondo lo studio, i diversi profili delle donatrici di ovuli, nazione per nazione.

Francia
Tra i 18 a 38 anni. È richiesto che abbiano già dei figli. Vengono rimborsate solo le spese sostenute per la donazione, e non è previsto alcun compenso.
Profilo: ha più di 30, con un diploma o una laurea, è sposata o convivente. Dona solo per altruismo.

Grecia

Tra i 20 e i 37 anni. Sono previsti dei pagamenti per l’ovodonazione, ma la modalità e le cifre variano da centro a centro (tra i 900 e i 1400 nelle cliniche coinvolte nello studio). Nessun compenso è invece previsto in caso di egg-sharing.
Profilo: ha 27 anni, è di origine straniera e raramente ha un impiego a tempo pieno. È single o divorziata e i motivi economici sono i principali.

Polonia

Tra i 18 e i 35 anni. Possono essere previsti dei compensi per l’ovodonazione e l’egg-sharing, ma la modalità e le cifre variano da centro a centro.
Profilo: ha 29-30 anni, ha un alto livello di istruzione, è sposata o convivente, senza figli e in cura per un trattamento di fecondazione assistita.

Portogallo

Tra i 18 e i 35 anni. Non può donare chi è stata adottata a sua volta e chi ha tratti fisici pronunciati. Tutti i centri prevedono un compenso fisso per la donazione (625-650 euro, per quanto riguarda le cliniche coinvolte nello studio). Nessun compenso è previsto per l’egg-sharing.
Profilo: giovane, single o divorziata e senza figli, con un alto grado di istruzione. Dona a donne sconosciute per altruismo.

Russia

Tra i 20 e i 35 anni. Spesso viene richiesto che le donne abbiano già dei figli e un partner convivente. Per l’ovodonazione è previsto un compenso fisso (non dichiarato) più il rimborso delle spese. Alcuni centri eseguono gratuitamente un ciclo di stimolazione ormonale in caso di egg-sharing.
Profilo: giovani, con un figlio e con un alto livello di istruzione. Dona per più volte, il motivo principale è economico.

Spagna
Tra i 18 ai 35 anni. È previsto un compenso (fisso – che va tra i 700 e i 1300 per i centri intervistati – o più spese). Per l’egg-shering, invece, non è prevista alcuna forma di rimborso.
Profilo: giovane, raramente ha un lavoro a tempo pieno, è single o divorziata. Dona per più volte, in parte per altruismo in parte per motivi economici.

Ucraina

Le donatrici devono essere conviventi o sposate e avere già un figlio. I centri danno un compenso fisso per l’ovodonazione (che, per quelli intervistati, va dai 400 ai 640 euro). Per l’egg-sharing offrono una parte del trattamento.
Profilo: giovane, con un alto grado di istruzione, madre. Dona per più volte, in parte per altruismo in parte per motivi economici.

Gran Bretagna
Tra i 18 e i 35 anni. Tra le condizioni richieste, la donatrice non deve essere fumatrice. È previsto il rimborso delle spese e un compenso per l’ovodonazione (circa 850 euro per i centri intervistati). Per l’egg-sharing può essere previsto una forma di rimborso, a seconda delle cliniche.
Profilo: 30 anni, con un alto grado di istruzione, in cura per un trattamento di fecondazione. Dona soprattutto gli ovociti sovrannumerari.

Belgio
Tra i 18 e i 37 anni. È possibile ricevere un compenso per l’ovodonazione (che va tra i 500 e i 2000 euro per i centri intervistati). Per l’egg-sharing può essere previsto il rimborso del trattamento di pma, ma dipende dai singoli centri.
Profilo: 30 anni, convive o è sposata ed ha un figlio, con un alto grado di istruzione e un lavoro a tempo pieno. Dona per altruismo ad amiche o familiari.

Repubblica Ceca

Tra i 18 e i 35 anni. Può essere previsto un compenso per l’ovodonazione (i centri intervistati rimborsano solo le spese sostenute, intorno ai 560 euro), mentre non è prevista alcuna forma di rimborso per l’egg-sharing.
Profilo: giovane madre con un diploma di scuola superiore che dona più volte per donne sconosciute.

Finlandia

Tra i 20 e i 38 anni. Vengono rimborsate le spese e i centri intervistati prevedono anche un compenso fisso di 250 euro.
Profilo: donna con un alto grado di istruzione che dona ad altre donne sconosciute per puro altruismo.