Fecondazione Assistita

La Repubblica (01-05-2014) ETEROLOGA, BOOM DOPO LA CONSULTA

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COME una valanga. La sentenza della Corte costituzionale che il 9 aprile scorso ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla Legge 40 ha fatto muovere le coppie che cercano un figlio ma non possono averlo senza l’aiuto di una terza persona.

Dal giorno dopo la decisione, a centinaia si sono rivolte ai centri di procreazione medicalmente assistita, pubblici e privati, convenzionati e non. E tre settimane dopo, solo nella ventina di strutture che aderiscono a Cecos, tutte private, hanno contato 3.400 richieste. Nell’80% dei casi le coppie chiedono la donazione di ovuli femminili. Spesso si tratta di persone già conosciute dai centri, che magari erano sul punto di affrontare un viaggio all’estero. Ma il dato è sottostimato.

«Possiamo ipotizzare che nel nostro Paese ci siano fino a 10-15mila coppie che desiderano fare l’eterologa», spiega Alessandra Vucetich dell’European fertility center di Milano e segretario di Cecos. «Prima di tutto dovremo leggere cosa c’è scritto nelle motivazioni della sentenza della Consulta. I centri comunque sono pronti».

Il punto più delicato di tutta la vicenda riguarda la necessità o meno di interventi da parte del ministero, del Parlamento o delle Regioni per rendere possibile l’eterologa in Italia. Ci sono medici e avvocati convinti che non ci sia bisogno di alcun regolamento o legge, che basta fare riferimento a quanto avveniva prima della legge caduta a picconate.Secondo altri invece devono in qualche modo essere regolate materie come l’anonimato del donatore. I figli conosceranno il nome dei genitori biologici? A che età? Va poi, ad esempio, sancita la gratuità della donazione e deciso quante stimolazioni ormonali possono fare le donatrici.

La stessa presidente di Cecos, la ginecologa fiorentina Elisabetta Coccia, dice che i centri, anche se già pronti, «non potranno partire se il ministero non darà indicazioni per chiarire il quadro di riferimento, delle linee guida chiare. A oggi non hanno risposto alla nostra richiesta di istituire un tavolo tecnico di confronto». Dal ministero alla Salute sottolineano ancora una volta che «saranno molti gli aspetti da regolare con diversi provvedimenti, amministrativi e legislativi». L’intenzione è quella di ascoltare gli operatori e i soggetti coinvolti. «Tutto ciò andrà inserito in un quadro normativo, in cui saranno chiamati in causa non solo il ministero della Salute, ma anche il Parlamento e tutte le altre istituzioni interessate. Il ministero è pronto ad iniziare il lavoro, fin da quando sarà pubblicata la sentenza della Consulta».

Michele Bocci

© RIPRODUZIONE RISERVATA Quasi 3.500 richieste in 22 giorni. I medici: adesso il governo ci dia indicazioni

fonte: link La Repubblica 01-05-2014