Fecondazione Assistita

La CORTE COSTITUZIONALE dichiara INCOSTITUZIONALE il divieto assoluto di fecondazione così detta “eterologa” – commenti dai protagonisti

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Si è tenuta il giorno 8 aprile l’udienza di discussione presso la Corte Costituzionale sul divieto di donazione di gamete (fecondazione eterologa) previsto dalla Legge 40/2004.

I ricorsi discussi oggi alla Corte sono legati alle ordinanze del Tribunale di Milano e di Catania e sono state promossi da due coppie di cui uno dei partner affetto da sterilità.

Le coppie sono state sostenute dalle associazioni Cittadinanzattiva, Hera e SOS Infertilità con il coinvolgimento del dott. Gugliemino del Centro UMR di Catania e della dott.ssa Yucetich di Milano.

Alla Corte hanno discusso a nome delle due coppie e dei due centri medici la Prof. Marilisa D’Amico, anche ordinario di diritto costituzionale all’Università Statale di Milano, l’avv. Maria Paola Costantini, anche referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche della procreazione assistita e l’avv. Massimo Clara del foro di Milano.

Dopo 4 anni di attesa – in assenza totale del Parlamento e del Governo – si potrà dare una risposta a una questione non più eludibile che ha creato un vuoto di tutela e incentivato il mercato degli ovociti in Europa.

E’ stato illustrato adeguatamente alla Corte che non sussiste invece alcun vuoto normativo poiché la stessa Legge 40 disciplina tutte le conseguenze della eliminazione del divieto: è vietata la commercializzazione dei gameti, la donazione sarà gratuita, è vietato il disconoscimento. La norma può essere eliminata per le coppie che già hanno la protezione della Legge 40. E inoltre il sistema per la donazione dei gameti può essere organizzato secondo le modalità di altri paesi con l’applicazione di modalità di tipo solidaristico e quindi di donazione fra coppie infertili.

E’ evidente, tuttavia, che la Legge 40/2004 andrà scritta di nuovo perché ormai demolita nel suo impianto , nelle sue norme simbolo, tra cui anche la donazione per le coppie sterili.

“In questa vicenda sussiste una responsabilità morale oltre che giuridica del nostro Paese nei confronti delle coppie, abbandonate e senza la stessa protezione di tutte le coppie italiane, sostenute invece nel cosiddetto percorso nascita”- ha affermato Maria Paola Costantini, anche in rappresentanza di Cittadinanzattiva “se la Corte deciderà in senso positivo si elimina una condizione di abbandono e anche i nati da donazione di gameti saranno seguiti e tutelati come gli altri bambini e le coppie non dovranno ricorrere a centri e medici che intendono lucrare sulle loro vite e sulla loro salute. Fino a ora, nessuna istituzione italiana si è interessata di un fenomeno che coinvolge migliaia di persone. Ma la responsabilità è anche nei confronti di uomini e donne di altri Paesi che anche per necessità economica sono sfruttati da un mercato di gameti fuori controllo. Il 62% delle coppie italiane va verso la Spagna dove le ovodonatrici sono rimborsate e che ai dati 2009 risulta il Paese europeo con il più alto numero di donazioni. Questo gioco è finito!”

Secondo Marilisa D’Amico “la norma è irragionevole, e crea un contrasto con le tutele accordate alle coppie infertili a seguito della pronuncia della stessa Corte Costituzionale del 2009 che aveva modificato la Legge 40/2004 e aveva sottolineato che andavano salvaguardate le giuste esigenze di procreazione delle coppie infertili e sterili. E’ soprattutto in contrasto con la nuova disciplina della filiazione che vede tutti i bambini uguali sia quelli naturali che legittimi. Appare assurdo che anche dopo la decisione della Corte Europea sulla diagnosi pre-impianto che ha condannato l’Italia (Costa Pavan 2013) venga mantenuta una legge incoerente che non rispetta la libertà delle coppie a decidere sul proprio progetto genitoriale”.

“Non sussistono dubbi: i bambini nati dalla donazione dei gameti sono uguali agli altri, non hanno problemi, non sono né belli né brutti e il fatto di essere nati da donazione dei gameti non determina alcun disturbo, alcun malessere. Sono in famiglie che li amano e li curano”, ribadisce Massimo Clara. “E’ ora che si riconosca che sono la cura, l’amore, la scelta e la responsabilità i principi cardini della famiglia e non la discendenza di sangue o genetica. In altri ambiti ciò è stato già riconosciuto”.

Il vero nodo è quello di difendere la legalità anche in Italia dove una legge irragionevole non tutela la salute e spinge alla illegalità i propri cittadini.

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 Dichiarazioni 

Avv. Maria Paola Costantini, difensore delle coppie e referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche di PMA

E’ un successo delle coppie, delle Associazioni e di medici e delle società scientifiche che dal 2010 hanno posto questioni rilevanti e concrete per la vita delle persone. Dopo 4 anni non si poteva arriva continuare ad aspettare. Il legislatore nel nostro Paese è stato assolutamente silente e indifferente nonostante la decina di ricorsi anche sulla diagnosi pre-impianto.

E’ evidente che con questa decisione si è eliminato un vuoto normativo che creava una discriminazione per le coppie sterili nel loro percorso genitoriale. Il nostro ordinamento tutela la maternità e la nascita fornendo supporto a tutte le coppie e perfino la legge 40 ha inserito il sostegno per le coppie infertili che possono accedere anche tramite il servizio sanitario nazionale e regionale. Sono state escluse sole le coppie sterili. La decisione della Corte ristabilisce una equità fra coppie e soprattutto elimina un mercato degli ovociti ormai diffuso e in aumento. Ora spetta al Ministero della Salute insieme alle società scientifiche e con il supporto delle associazioni di cittadini e pazienti predisporre un sistema appropriato per la donazione dei gameti.

Prof. Marilisa D’Amico difensore delle coppie e ordinario di diritto costituzionale all’Università statale di Milano

La Corte ha riconosciuto di nuovo – dopo la sentenza del 2009 sempre sulla Legge 40/2004 – che anche in questo caso andavano tutelate “le giuste esigenze di procreazione”, che era necessario adeguare il nostro sistema che peraltro già prevedeva tutte le protezioni per il nascituro. Il diritto a creare una famiglia e al rispetto della vita privata e familiare sancito dalla Corte europea nonché il diritto alla salute e alla famiglia della nostra Costituzione trovano così piena attuazione. Si tratta di un ragionevole e corretto bilanciamento tra i diritti.

D’Amico e Costantini ribadiscono che la modifica è circoscritta alle coppie che rispondono ai requisiti dell’art. 5 della Legge 40/2004, e quindi alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, con partners entrambi viventi. Non è quindi per single, coppie omossessuali o alle cd “mamme nonne”. La donazione dei gameti sarà quindi gratuita e anonima, mediante un percorso di consenso informato e con l’ausilio del medico. Non sussistono né rischi di disconoscimento di genitorialità successivo né di creare alcun legame giuridico con il donatore o la donatrice. Sarà sempre possibile sia per la coppia che per il nato ottenere informazioni di carattere sanitario a tutela della sua salute.

Dottor Antonio Guglielmino, Direttore Istituto di Medicina e Biologia della Riproduzione HERA/UMR di Catania: “Con questa sentenza, l’ltalia interrompe il processo di commercializzazione dei tessuti umani, sviluppatosi proprio grazie ai divieti della legge 40 in diversi paesi della UE, dove gli speculatori hanno lucrato sulla necessità delle coppie italiane, sfruttando il bisogno economico di giovani “donatrici”. In Italia, la donazione dei gameti, così come avveniva prima della entrata in vigore della legge 40 e dei suoi assurdi divieti, deve essere esclusivamente basata sul principio dell’altruismo e dell’assenza di commercializzazione”.

Massimo Clara aggiunge “si è di nuovo ribadito che la famiglia in Italia deve essere fondata sull’amore, la cura e la responsabilità e non sulla discendenza per sangue. Con la eliminazione del divieto non ci sarà più discriminazione economica e si ristabilirà la legalità

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